Franco Caramanico

Cosa ha fatto il Centrosinistra

Cosa ha fatto il Centrosinistra per l’ospedale di Guardiagrele

L’azione del centrosinistra svolta in maniera continua, concorde e armonica a livello regionale e locale, articolata attraverso incontri, telefonate quasi quotidiane e scambio di pareri, ha coinvolto esponenti politici regionali (Caramanico in primis, Orlando, Mazzocca, Bosco), nazionali (Legnini) locali (Palmerio) tecnici (Di Stanislao, Maresca)

Contesto Regionale

Il punto fermo di partenza è stato la dichiarazione del presidente Del Turco e cioè che nessun ospedale sarebbe stato chiuso: “Modifiche sì, chiusure no”. In un primo momento, nel piano di rientro finanziario predisposto per il Ministero, l’ospedale di Guardiagrele (in applicazione della L.724/94) viene inserito tra gli i piccoli ospedali insieme a Pescina, Tagliacozzo, Casoli, Gissi (cfr. allegato 5) e destinato a diventare “ospedale di comunità a prevalente attività assistenziale”. Tant’è che, in data 27 12 2006, con delibera n. 1537, vengono assegnati ai piccoli ospedali e quindi anche a Guardiagrele 730 mila + 250 mila euro per “l’attivazione sperimentale di un ospedale di comunità e di un UTAP” (cfr. allegato 6).
La situazione, come si capisce facilmente, si fa delicata e l’assessore Caramanico è in vera fibrillazione.

Unico assessore della Provincia di Chieti, vede ridimensionare ben tre ospedali: Guardiagrele, Casoli e Gissi e lui li vuole difendere tutti e tre. Perciò scrive in una lunga lettera al presidente Del Turco e all’assessore Mazzocca (cfr. allegato 7) una puntuale analisi della situazione offrendo preziosi e concreti spunti di riflessione. In particolare, per l’argomento che ci interessa, cioè Guardiagrele, egli pone in evidenza:
a) La virtuosità del presidio di Guardiagrele;
b) Il fatto che il presidio di Guardiagrele è caratterizzato dalla presenza di ben 8 reparti;
c) Il fatto che il presidio di Guardiagrele era già stato inserito per le sue peculiarità da parte della KPMG nella fascia dei “presidi territoriali” (insieme a Castel di Sngro, Ortona e Atessa)
d) La necessità di portare avanti “una politica di accorpamento dei reparti e degli ospedali in una logica di rete”.
Successivamente, in occasione della discussione sul Piano di riordino dei posti letto ospedalieri (Giunta del 9 gennaio 2007), dopo aver ribadito concetti già espressi in più occasioni, Caramanico propone una serie di emendamenti (cfr allegato 8 ) nei quali invita:
– a tenere nel debito conto le zone interne, riequilibrando la rete ospedaliera sbilanciata del tutto sulla costa;
– a considerare, sul modello del piano sanitario della regione Umbria, i piccoli ospedali come “ospedali di territorio”, capaci di gestire una serie di macrofunzioni e cioè: “pronto soccorso territoriale con efficiente collegamento con gli ospedali dell’emergenza sanitaria; chirurgia programmata; medicina orientata alla gestione di definite condizioni di acuzie e subacuzie:; gestione di un modulo Rsa a degenza breve; forte dotazione di attività specialistiche e ambulatoriali e strumentali; integrazione assistenziale tra reparti medici e mmg.
Gli emendamenti sono quasi tutti accolti (cfr allegato 9) e l’ospedale di Guardiagrele viene definito “Ospedale di Territorio”, con una serie di competenze che, grazie ancora all’apporto di Caramanico, diventano ancora più ampie: pronto soccorso – medicina orientata-lungodegenza- riabilitazione –day hospital- attività chirurgiche in day surgery e one day surgery–chirurgia ambulatoriale -day service – dialisi- pacchetti ambulatoriali complessi – ambulatori – articolazioni organizzative della medicina generale.
Come si può rilevare , l’ospedale di territorio prevede molti servizi in più in grado di garantire un’assistenza sanitaria adeguata e tale da soddisfare le esigenze del territorio. L’Ospedale di Comunità ora è una, una sola delle competenze di Guardiagrele e non più il tutto! E’ stato ottenuto già un bel successo!
Un altro elemento posto a livello regionale, importante anzi vitale per Guardiagrele, è il numero dei posti letto fissato dalla Asl di Chieti: 726 posti, cioè 46 in più di quanto (cfr. allegato 10) aveva deciso il centrodestra (ovvero 680) e ciononostante l’esigenza di ridurre dal 5,5 per mille a 4,5 per mille i posti letto per acuti. Il maggior numero di posti letto assegnato alla ASL di Chieti è quello che determina la sopravvivenza del nostro ospedale. Con 726, le cose sono già diverse.
Il “taglio” dei posti letto per acuti coinvolge anche il privato (da 1341 a 1132=209 in meno.: cfr. allegato 11).
Il pubblico perde 247 posti (da 5130 a 4883); in compenso, la lungodegenza trova spazio anche nel pubblico: si rompe un monopolio!
        

 ASL-Chieti

Una volta definito il numero dei posti letto per la ASL di Chieti, il gioco passa nelle mani del sindaco e della direzione generale, un gioco giocato però sempre in stretto collegamento con l’assessore Caramanico e il centrosinistra regionale. Il sindaco di Guardiagrele non resta con le mani in mano, va di persona dal prefetto, alla V Commissione Sanità, alle assemblee dei sindaci, al comitato ristretto dei sindaci, di cui fa parte, dal direttore generale, dott. Maresca.
Ogni volta porta solide argomentazioni e non semplici mugugni, proposte ragionevoli, non sterili e preconcette prese di posizione. Ma torniamo a noi. La partita all’interno della ASL–Chieti è delicata ma lo spirito di dialogo e collaborazione, tra il direttore generale, dott.Maresca, e gli esponenti politici nazionali, regionali e locali , è molto elevato ed è a questo punto che si fa luce un modo nuovo, diverso, di vedere le cose. La “logica di rete”, profeticamente invocata da Caramanico nella lettera al Presidente Del Turco, permette di ipotizzare una valida soluzione che il dott. Maresca comunica in data 6 marzo 2007. (cfr Allegato 12).
Nel documento predisposto dalla Asl di Chieti, Chieti scende da 522 a 500 posti letto; Ortona da 154 a 122, Guardiagrele da 111 a 104. Totale 726. Ma c’è un’idea nuova, una vera rivoluzione copernicana: essa, generata da un lavoro comune, è quella di non considerare più i tre presidi, Chieti, Ortona e Guardiagrele, come tre presidi presi ognuno singolarmente per sé, ma quella di vedere un solo grande presidio di 726 posti letto articolato in tre sedi (cfr Allegato 13).

E’ chiaro che questa ipotesi cancella di colpo il numero minimo di posti letto per avere un ospedale, ma richiede anche la eliminazione dei doppioni e una maggiore definizione della “vocazione” dei tre presidi. L’ospedale di Guardiagrele, che non ha sala di rianimazione e già, di fatto, non fa chirurgia complessa, preciserà dunque la sua vocazione in direzione “medica” ; Ortona in quella “chirurgica”.
Diamo uno sguardo alla ripartizione dei 104 posti letto: Clinica geriatrica 15; Medicina interna 20; AFO medica (Cardiologia,Nefrologia)7; Clinica Psichiatrica 18; Day surgery 14; Riabilitazione 10; Lungodegenza 20; Ovvio, ci sono sempre: pronto soccorso, laboratorio analisi, dialisi e ambulatori.

Il Punto di Nascita

A chi fa piacere la perdita del punto nascita? A nessuno, di certo. Invece si è voluto far credere che le decisioni siano state prese a cuor leggero. Perché la chiusura? le ragioni sono diverse: la principale è che Guardiagrele non raggiunge, secondo quanto richiede la legge, il numero di 500 parti l’anno, ma poco più di 300. Poi, va detto a chiare lettere, non tutte le puerpere del territorio si recano nel nostro ospedale sia perché non c’è rianimazione, sia perché ogni donna segue il ginecologo di fiducia.
Tutto il territorio della comunità montana “produce” più o meno solo 80 parti l’anno. L’altra ragione è che, definita la “vocazione medica” dell’ospedale di Guardiagrele, così come i posti letto di medicina vengono trasferiti da Ortona a Guardiagrele, quelli di Clinica geriatrica da Chieti a Guardiagrele, la Chirurgia programmata da Chieti e da Ortona a Guardiagrele, il punto nascite di Guardiagrele viene soppresso e quello di Ortona, per adeguarlo agli standard, viene ridotto al 50%. Si dice: il punto nascite funzionava perfettamente. E chi lo mette in dubbio? il problema è che, nel momento delle decisioni, bisogna decidere e salvare l’ospedale come ospedale riqualificandolo, dandogli una prospettiva di sviluppo futuro , era più importante per noi e per il territorio tutto che incaponirsi nella difesa di un solo reparto già destinato perché non in regola con la legge e con gli standard, con il rischio reale di perdere tutto.

Un’annotazione importante: nella furia della polemica, molti hanno perso di vista la ragione del “taglio” dei posti letto. L’hanno vissuta come un’azione immotivata e arbitraria. Invece va detto che le Regioni e i direttori delle ASL devono attenersi a degli standard fissati a livello nazionale per cui, come vedremo per il punto nascita, la drastica diminuzione dei posti letto è stata determinata per ogni specializzazione dall’indice fissato per legge moltiplicato per il numero degli abitanti.
Due anni fa si parlava, da parte del centrodestra, di totale chiusura ed invece si scende di soli 7 posti letto. Si ottengono in più riabilitazione e lungodegenza e 1 collegamento con l’università (un altro c’è già, con Psichiatria).
In verità, ad essere esatti, ai 104 posti letto vanno aggiunti i 20 già deliberati per l’ “ospedale di comunità”, quindi effettivamente non si ha una riduzione, ma
UN INCREMENTO DEI POSTI LETTO DEL NOSTRO OSPEDALE.

Serietà e silenzio

La soluzione definitiva proposta dal dottor Maresca per il riordino dei posti letto viene votata in scienza e coscienza dal sindaco, pur sapendo che questa gli scatenerà addosso una insensata gazzarra. Il sindaco però non è solo. Su 29 sindaci, solo tre si schierano senza logica contro l’atto aziendale, contro l’unica soluzione possibile, considerata la complessità della situazione. Quello che agli occhi di molti non trova spiegazione è invece il silenzio esercitato di fronte alla protesta sempre più accesa. La spiegazione c’è e sta nel fatto che l’ipotesi di soluzione deve essere resa esecutiva in una serie di approvazioni , l’ultima delle quali riservata alla V Commissione Regionale della Sanità.
Ci vuole prudenza, ci vuole fiducia. Di più, va detto che questa soluzione è solo una parte di una soluzione più ampia, quella negoziata dalla Regione con lo Stato. E qui, finalmente , ci viene offerto il momento di parlare. In data 13 luglio 2007 il governo centrale verifica la corretta applicazione degli 81 punti previsti dal piano di risanamento della sanità abruzzese e dà il via libera alla liquidazione del 40% circa dei finanziamenti bloccati, pari a 297 milioni di euro (cfr. allegato 14). Per l’ospedale di Guardiagrele, ciò significa che le ipotesi di soluzione negoziate con la direzione generale possono essere rese effettivamente operative . Non più parole, ma fatti.
Gli ultimi sviluppi

La Direzione generale, l’assessore Caramanico, il sindaco Palmerio negoziano, prima dell’estate, sulla base delle risorse finanziarie possedute, un piano di immediata esecuzione di parte dell’ipotesi risolutiva approvata. I tecnici incaricati hanno già predisposto, però, un progetto globale di 8 milioni di euro che porterà , attraverso un ampliamento delle cubature dell’ospedale, alla costituzione di un unico articolato, complesso ospedaliero, capace di fornire tutte le prestazioni relative alla salute (distretto, URP, ambulatori, tribunale del malato ). Sono iniziati i lavori per la TAC, per l’allocazione della riabilitazione e della lungodegenza, dell’ospedale di comunità. Si possono spendere circa 4 milioni di euro (cfr. allegato 15).

8 Responses to “Cosa ha fatto il Centrosinistra”

  1. Angelo P. Says:

    Allora, come si suol dire se non è Maometto ad andare alla montagna è la montagna ad andare da Maometto.
    Innanzitutto chiarirei la mia posizione. Il mio approccio critico riguardo l’operato fatto a difesa del nostro ospedale è mutato nel tempo, venendo a conoscenza di dati e di situazioni pregresse che prima non possedevo o non conoscevo e che di certo hanno allontanato da me ogni ipotesi di faziosità nell’azione, se non di tutta la giunta, quantomeno di alcuni personaggi tra i quali lei. Le critiche che ho espresso, esprimo e continuerò ad esprimere dalle pagine del mio blog non sono volte a delegittimare quanto è stato fatto di buono, ma a porre in discussione alcuni punti che sono sfuggiti all’opposizione di centro destra (troppo impegnata a portare avanti punti di richiamo populista che fanno risultare l’azione politica di quest’ultima ampiamente strumentale).
    Io ho dato un’occhiata sia al piano di rientro dal debito sia al Piano Sanitario Regionale. Personalmente trovo che i parametri di spesa del primo siano troppo restrittivi per consentire una reale attuazione del secondo. Di fatti, se non erro, il problema riguardo Day Surgery e Geriatria era dovuto proprio a dei tetti per la spesa del personale, che impedisce di assumerne di nuovo e dunque di garantire un’efficace assistenza. Questo a mio modo di vedere è solo il primo dei problemi che si verranno a creare e prima o poi, se non vi sarà un accordo con il governo centrale circa un allungamento dei termini per il rientro dal debito, i limiti di spesa renderanno carta straccia il Piano Sanitario Regionale. Sempre in relazione a ciò vorrei far un’osservazione già presente sul blog (raggiungibile tramite il link nei dati) sul fatto che, a mio avviso al momento dell’accordo tra governo regionale e governo centrale si sia drammaticamente sopravvalutata (se non proprio ignorata) la capacità del sistema sanitario, specie in provincia di Chieti, di assorbire i tagli. Si pensi alla sanità abruzzese come ad un paziente con diverse patologie e metastasi per le quali urgono interventi chirurgici pesanti. Se tra un intervento e l’altro non si lascia al paziente il tempo di riprendersi dallo shock, le percentuali di possibilità che lo stesso collassi, aumentano di intervento in intervento. Io non conosco quanto margine vi fosse per “rallentare” la frequenza dei tagli nella trattativa con il governo, ma di fatto, fossi stato membro della giunta avrei puntato fortemente i piedi perché mi sarei reso conto che con una simile mole di interventi drastici avrei messo a repentaglio la salute dei cittadini. Perché di fatti oggi assistiamo ad un sistema sanitario, specie nella nostra provincia, allo sbando in cui il cittadino non ha alcun tipo di punto di riferimento per far fronte ad eventuali emergenze.
    Quindi in sostanza, come ho detto anche sul mio blog e la prego di riflettere su questo punto, l’unica possibilità di evitare il collasso totale è quella di rivedere il piano di rientro. Riveduto quello, allungando i termini per rientrare dalla spesa, c’è possibilità di rendere effettivamente fattibile il Piano Sanitario Regionale, che io ho letto e che nel complesso giudico un bel piano, seppure io avrei agito in maniera diversa.
    Prima di salutarla le lascio anche qui la domanda, espressa su un mio post di cui penso lei sarà certamente venuto a conoscenza dato che so il mio blog seguito dall’amministrazione guardiese (a lei molto legata) che è la seguente.Posto come punto fisso che la chiusura di Geriatria e Day Surgery erano a luglio soluzioni “necessarie” per il Manager Maresca, a causa dei famigerati tetti di spesa, e dato per assodato che tale problematica sia stata risolta in altro modo (come da affermazione fatta sulla lettera a sua firma ed a firma Mario Palmerio) sarei grato se si spiegasse ai cittadini, non solo guardiesi, le specifiche degli interventi “alternativi” adottati dal manager per risolvere questa problematica così da fugare qualsiasi dubbio che il tutto si possa ridurre ad una sospensione temporanea del provvedimento in vista delle elezioni.
    In più le chiedo, così come ho chiesto al Sindaco Mario Palmerio, di modificare il suo approccio comunicativo nei confronti della cittadinanza guardiese e delle zone del bacino d’utenza dell’ospedale. Sino ad ora Lei e l’amministrazione vi siete limitati a portar dati ed aggiornamenti solo a fronte di manifestazioni da parte del centro-destra. Questo modo di gestire le cose è dannoso per due motivi: 1 - lascia il cittadino in un perenne stato di precarietà sulle sorti della sua salute facendo vacillare ogni punto di riferimento; 2- offre terreno fertile per chi decide di strumentalizzare questa precarietà a fini elettorali e di voto, facendo leva sulle ansie di chi è più debole e sulla poca memoria (per alcuni aspetti di memoria non ce n’è proprio) di altri, specie tra i giovani. Chiedo a Lei di fare di questo blog, anche dopo le elezioni, un punto di riferimento e di confronto costante con il cittadino, per aggiornarlo su ogni sviluppo della situazione della crisi, e della politica regionale in altri campi, senza attendere che qualcuno ogni volta sfoderi il forcone. Chiedo, da cittadino la trasparenza che non c’è mai stata ed un costante confronto su quelli che saranno gli sviluppi futuri di questa crisi in tempo reale. Spero in una sua risposta tempestiva a questo mio lungo commento ed in attesa di essa, le porgo distinti saluti e le faccio un augurio per il suo futuro prossimo, sia in politica che in altro.

  2. Franco Says:

    L’approvazione del Piano di Rientro è stata il frutto di una trattativa lunga e difficile con il ministero.
    Condivido le sue perplessità sulla rigidità di tale piano (evidenziata anche da agenzie specialistiche del settore) che ha sottratto risorse ad altri settori della Regione Abruzzo.

    Risposte alle domande:
    1)il trasferimento della Day surgery e della clinica geriatrica non avrebbe portato ad una riduzione di costi sigificativa per la asl di Chieti.

    2)per quanto riguarda l’informazione, dopo la definitiva approvazione della programmazione per l’ospedale di Guardiagrele, è stata portata avanti una lunga ed intesa campagna di informazione attraverso la stampa di opuscoli, manifesti e riunioni sul tutto il territorio ancor prima delle manifestazioni del centro destra.

  3. Angelo P. Says:

    ed allora perché Maresca pensava di effettuare questo taglio se i benefici erano “minimi” mentre i disagi, gravi, calcolando che oltretutto così facendo si andava evidentemente a contraddire il Piano Sanitario e la vocazione del S.S. Immacolata? Nel ragionamento qualcosa non torna, anche perché il cittadino a questo punto potrebbe pensare che anche altri tagli non vantaggiosi e necessari siano stati fatti, alla fine, per capriccio e per una logica di politica che avvalora le tesi speculative dell’opposizione, circa il voler favorire il baronato universitario ed i primariati chietini. Quindi, se non necessario ne risolutivo, perché quel provvedimento? Esiste una logica pianificata oppure si improvvisa come dei parrucchieri pazzi?

  4. Franco Says:

    La pianificazione è assicurata dal piano sanitario regionale che però per essere attuato ha bisogno di fondi e personale che, purtroppo, non posso essere assicurati per i limiti imposti dal piano di rientro.
    E’ evidente che, in questa situazione, l’unica possibilità che aveva a disposizione il manager della asl, per stare nei limiti di spesa, era quella degli accorpamenti.
    L’ing. Maresca, nel mese di luglio, ha ipotizzato (senza l’assunzione di nessuna delibera) dei tagli che riguardavano tutti e tre gli ospedali (Chieti, Ortona e Guardiagrele).
    CHIETI: soppressione di 90 posti letto
    ORTONA: soppressione del punto nascita
    GUARDIAGRELE: accorpamento della day surgery ad Ortona e clinica geriatrica a Chieti.
    Quindi l’intenzione di Maresca era quella di ripartire i tagli in maniera equa sui tre ospedali.
    Il nostro intervento è stato quello di evidenziare che la proposta fatta per Guardiagrele, in realtà, non avrebbe portato a risparmi significativi ma sicuramente avrebbero messo in discussione la peculiarità del nostro ospedale quale “Ospedale medico geriatrico”.

  5. Angelo P. Says:

    Allora si è fatta una pianificazione di servizi (Piano Sanitario) un anno dopo aver approvato una pianificazione finanziaria per rientrare dal debito (Piano di rientro) e nonostante ciò, il Piano Sanitario è stato scritto senza tener conto dei fondi ridotti a causa del Piano di rientro? Che senso ha pianificare un riassetto sapendo di non aver i soldi per realizzarlo? Qui stiamo andando nell’assurdo caro Franco. Lei mi sta dicendo che è stato approvato un piano che (per forza di cose) sapevate essere irrealizzabile con le restrizioni dovute al necessario rientro. Io ho criticato Micucci e soci perché, pur volendo prendere per buone le loro intenzioni (con enorme sforzo di volontà) il progetto che proponevano era un progetto di investimenti in una regione che ha necessità di tagli e che non può esimersi dal farli. Ma di fatto è ciò che lei mi sta dicendo aver fatto anche il centro-sinistra. In più torno a chiederle come mai Maresca può anche solo ipotizzare di effettuare tagli che hanno minimi benefici sul bilancio ma che invalidano totalmente il Piano Sanitario e soprattutto condannano una intera struttura. Non comprendo quali siano i suoi criteri, su quale base prende decisioni o fa ipotesi. Il Piano Sanitario dovrebbe essere un vincolo quanto il Piano di Rientro e dunque certe proposte non dovrebbe neanche pensarle dato che è il Piano Sanitario stesso a dire di no. Ed allora da dove vangono fuori? Caro Franco io cerco di capire, ma più lei cerca di spiegare, più a me tutto il suo ragionamento non torna. Ora le domande sono le seguenti. Lei ha ammesso che “il piano sanitario regionale che però per essere attuato ha bisogno di fondi e personale che, purtroppo, non posso essere assicurati per i limiti imposti dal piano di rientro.”; come avete fatto a presentare ed approvare un piano irrealizzabile a causa dei tetti di spesa? Io torno a dire che un atto di responsabilità politica reale nei confronti dei cittadini, sarebbe proporre a tutte le liste un documento congiunto da inviare al governo in cui esse prendono atto che è ad oggi impossibile, con questo piano di rientro soddisfare i bisogni base della popolazione ed adottare politiche in campo sanitario che garantiscano la sicurezza per tutti. Un documento che induca il governo a prendere in considerazione il fatto che se non si dilazionano i termini di rientro, così da rendere meno repentini e violenti i tagli, nessuna politica potrà di fatto garantire un’assistenza sanitaria pubblica efficente, anzi, quasi certamente ne segnerà il collasso. Un simile documento, a firma quantomeno di Chiodi e Costantini (principali candidati) sarebbe un atto che chiamerebbe il governo a prendersi delle responsabilità in merito a ciò che sta accadendo in Abruzzo. Oltretutto, io personalmente, fossi stato membro della giunta regionale, preso atto dai primi effetti dei tagli che il piano di rientro è un omicidio della sanità pubblica in Abruzzo, avrei firmato un documento conginuto secondo il quale, se il governo (Prodi allora) non si apriva a modificare i termini d’accordo, l’intera giunta lo avrebbe sfiduciato rassegnando le dimissioni. In più e qui chiudo, Micucci ha ragione su di un punto: avete sempre parlato di un potenziamento che di fatti sulla carta del Piano Sanitario dovrebbe essere (anche se la mia idea di potenziamento sarebbe, garantire veramente le emergenze, abbastanza in linea con l’idea di Micucci in questo tratto), ma che sapevate bene e nel prender coscienza dei limiti imposti dal Piano di Rientro lei lo ha appena dimostrato, che il documento di pianificazione dei tetti di spesa non lo rende possibile. Il centro-destra ha ben poco da criticare visti i disastri ed il Far west che ha provocato nella sanità, ma per quanto non sia legittimato a causa di ciò, su questi punti non sbaglia: non può esserci un potenziamento, non con questo Piano di Rientro. Mi chiedo se oggi, in questa regione, c’è un solo politico abbastanza responsabile ed umano da prender atto di ciò e proporre ai colleghi anche degli schieramenti opposti, un impegno bipartizan a rivedere il piano di rientro, a metter in gioco l’eventuale carica appena assunta (che sia essa di presidente, membro della giunta o consigliere) su questo punto. A firmare un documento in cui si dice: o rivedete il piano di rientro (al governo) o io, noi, ci dimettiamo all’istante. Ovviamente questa mia domanda la pongo a tutti gli schieramenti politici. Intanto attendo da lei Franco ulteriori constatazioni e chiarimenti alle mie riflessioni ed ai dubbi che ho appena espresso.

  6. Gan... Says:

    Quello che avete scritto mi ha fatto un pò riflettere… specie l’ultimo commento quì lasciato… La cosa che mi sconcerta di più è che dopo aver approvato un piano di rientro avete pianificato un piano sanitario irrealizzabile per mancanza di fondi ridotti dal piano di rientro stesso…?!?
    Mi può dare maggiori spiegazioni…?!?

  7. Franco Says:

    Mi scuso per il ritardo di questa mia risposta ma ho avuto problemi con la connessione ad internet.

    Cerchiamo di fare chiarezza sul piano di rientro e sul piano sanitario regionale.
    Il piano di rientro è uno strumento straordinario imposto dal ministero delle finanze alla Regione Abruzzo nel 2006 per far fronte al debito sanitario (1miliardo760milioni di euro) da ripianare entro il 2010.

    Il piano sanitario regionale, invece, riguardda l’organizzazione di tutto il sistema sanitario regionale partendo dai livelli essenziali di assistenza (cioè dai bisogni sanitari) e interviene sui posti letto, sulla rete ospedaliera, sul rapporto pubblico-privato, sulla spesa farmaceutica, tasso di occupazione dei poisti letto, tasso di ospedalizzazione etc ed ha una durata superiore a quella del piano di rientro (basti pensare che l’ultimo piano approvato è stato quello approvato dal cenro sinistra nel 1999)

    Condizionare il PSR alle disponibilità finanziarie oggi esistenti sarebbe stato molto penalizzante per la regione Abruzzo e soprattutto per la ASL di Chieti per i limiti imposti (per le note vicende) alla spesa per il personale.

    Naturalmente le difficoltà maggiori sono a carico dei Manager delle ASL che hanno il compito di attuare il PSR ma senza avere la risorse necessarie e sono costretti a governare l’esistente attraverso accorpamenti e tagli e a rinviare l’attivazione di reparti (come quello di riabilitazione presso l’Ospedale di di Guardiagrele) .

    Come si esce da questa situazione?

    Sicuramente la proposta di rivedere il Piano di Rientro è quella più logica (anche se ci sono forti resisteze da parte del ministero) ed è quella che abbiamo sostenuto finora con incontri presso l’assessorato, l’agenzia sanitaria e ultimamente con il commissario Redigolo.

    Finora i vari Micucci e company hanno cercato di strumentalizzare l’intera vicenda senza entrare mai nel merito dei problemi così come stiamo facendo con questa corrispondenza, hanno cercato di buttare fumo negli occhi per evitare di fare chiarezza, sui problemi, sulle responsabilità e soprattutto sulla riorganizzazione del nostro ospedale che ha portato a tagli e sacrifici ma nello stesso tempo è stata approvata una programmazione e sono stati individuati i nuovi reparti che possono assicurare un futuro al nostro ospedale.

    Ma le affermazioni del candidato presidente del centro-destra Gianni Chiodi e del ministro Sacconi di voler chiudere i piccoli Ospedali destano grandi preoccupazioni e sconcerto così come l’assordante silenzio di Micucci e dei vari candidati a queste elezioni che hanno manifestato a Guardiagrele pronti a fare le barricate per difendere il NOSTRO Ospedale e oggi non hanno il coraggio di spendere una sola parola (Sindaco di Fara S Martino Tavani, Vice Sindaco di Orsogna Montepara, Sindaco di Castel frantano Nasuti ………)

  8. Angelo P. Says:

    Abbiamo ampiamente sezionato e fatto a pezzi sul nostro blog ogni intervento della manifestazione del 12 ottobre, di cui si sono fatti protagonisti i sopracitati signori fornendo a loro il trattamento dovuto e ponendo in evidenza le contraddizioni con il loro stesso partito già dalle prime dichiarazioni di Chiodi (”abbiamo troppi ospedali!”) e successivamente sul contenuto della bozza di programma consegnata al candidato presidente del PDL da Di Stefano che parlavano di ASL unica e di tagli.

    Dato comunque che qui vogliamo fare chiarezza, iniziamo a dire che cosa taglia il Piano di Rientro.
    Il PdR taglia le spese eccedenti le risorse spendibili dalla regione per la sanità; il cosiddetto debito sanitario è di fatto un disavanzo di bilancio, ovvero la Regione spende per la sanità 2 miliardi in più di quello che riceve per la sanità.
    Questo significa che, giunti a pareggio, eliminato il disavanzo, non è che si hanno più soldi per poi poter reinvestire e tornare a spendere di più, ma che quella sarà la quota che la Regione dovrà spendere per la sanità di li in avanti. La Regione non potrà riaprire reparti chiusi, altrimenti tornerebbe a spendere più di quanto non incassa, e saremmo punto e a capo.
    Alla luce di ciò, come si fa a dire che non si può limitare il piano sanitario in base al piano di rientro? Il piano di rientro, alla fine dei suoi tagli dice quanto la regione può spendere e quindi il Piano Sanitario va pensato proprio su quelle cifre, ovvero a 2 miliardi circa di tagli da ora.

    Riassumendo, da ciò che mi pare di capire, questo Piano Sanitario non tiene conto del rientro e dunque della spesa che la Regione può sostenere senza creare disavanzo. In pratica, se le cose stanno così, è utopia a prescindere dalla frequenza dei tagli e i problemi di personale ed i rischi di tagli che abbiamo tendono ad avvalorare questa ipotesi.
    Se le cose stanno invece diversamente, ovvero se il Piano Sanitario è pensato entro i limiti di spesa a pareggio di bilancio, e quindi tutti i servizi e la riorganizzazione rientrano in quei parametri, il problema è la frequenza troppo rapida dei tagli, la quale impedisce di creare per tempo i servizi complementari e la riorganizzazione efficente delle strutture e dei reparti rimanenti. In questo caso, torno a dire, qualsiasi politico responsabile dovrebbe puntare tutta la sua azione politica su questo punto che è imprescindibile. La sanità, senza differnente pianificazione di rientro dal debito, non ce la può fare: serve un piano più lungo che spalmi i tagli in un maggior lasso di tempo e dia la possibilità al sistema di metabolizzare le perdite attraverso le misure complementari proposte nel Piano Sanitario e la riorganizzazione di ciò che rimane.

    Ecco perché io con Lei, Caramanico, sono così duro. Perché questo punto Lei non lo ha mai sottolineato. Si è curato sempre di “tranquillizzare” il cittadino, di spargere ottimismo sulle sorti dell’ospedale e della sanità in generale, ma sta di fatto che se questa volta ci siamo “salvati” presto o tardi, entro il 2010, i tagli ci riguarderanno e quindi qualcos’altro, al nostro ospedale, verrà molto proabilmente amputato. L’aver dissuaso Maresca dal praticare quei tagli non ci mette al sicuro. Se Maresca deve rispettare il Piano di Rientro, Day Surgery e Geriatria saranno sempre a rischio e con essi anche il resto dell’ospedale, o di quel che ne resta.
    Il centro-destra questo l’ha ben calcolato. Per Micucci e soci è stato facile inscenare la protesta perché sapevano che con questo Piano di Rientro, con ogni probabilità, Guadiagrele era condannato al ridimensionamento se non alla chiusura.

    Senza un documento congiunto di tutte le forze politiche che ratifichi l’impossibilità di garantire la sanità in abruzzo senza la modifica del Piano di Rientro, è facile immaginare una risposta del Governo Berlusconi ad una eventuale ulteriore richiesta da parte dei una giunta di centro-sinistra.
    Berlusconi, pur di dimostrare l’inefficienza di Costantini (qualora vincesse) ed offrir strumenti d’attacco all’opposizione regionale targata PDL, lascerà l’Abruzzo e gli abruzzesi al loro destino, rifiutando la modifica dell’accordo. Purtroppo credo che in questo caso, il degrado della politica fine a se stessa raggiungerà i livelli più squallidi che si possano immaginare. Le speranze a mio avviso, per quanto io cerchi sempre di tenerle vive perché non mi arrenderò mai a questo stato di cose, sono ridotte al lumicino.

    In conclusione: quello che ho voluto sottolineare con questo commento è il come, la mancanza di polso quando al governo era Prodi da parte della Regione, probabilmente sarà la causa, a prescindere da chi vincerà le elezioni, dei futuri mali della sanità abruzzese. Era quello l’unico momento in cui dal governo centrale, tramite un’energica presa di posizione minacciando ad esempio le dimissioni in blocco della giunta, si poteva ottenere una modifica del Piano di Rientro. Il Piano Sanitario rischia a breve di divenire solo il manifesto della sanità che gli abruzzesi sognavano di avere ed il suo primo traballare, nella vicenda legata all’ipotesi delle chiusure di Day Surgery e Geriatria, è un’avvisaglia chiara di questo pericolo.

Leave a Reply

Eventi
Settembre 2010
LunMarMerGioVenSabDom
  
 1 2 3 4 5
6 7 8 9 10 11 12
13 14 15 16 17 18 19
20 21 22 23 24 25 26
27 28 29 30